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LIBIA/ Piazza 2.0: le rivoluzioni nordafricane e i nuovi media

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Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)  Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)

Che cosa sta succedendo nelle piazze d’Egitto, Yemen, Libia, Bahrein, Iran e Italia? Un tempo le adunate oceaniche erano convocate da grandi partiti, sindacati organizzati, istituzioni religiose, regimi. Oggi càpita invece che le piazze si riempiano su istanza di opinion leader di base, che rilanciano proteste, desideri, aspirazioni, contestazioni, soprattutto in forza di un passaparola così efficiente da superare qualsiasi barriera logistica e di censura. Per capire cosa sta succedendo sul fronte delle modalità di comunicazione in gioco, occorre partire dal big bang che ha dato origine al fenomeno di internet intorno al 1995. Prima di quella data, i mass media erano da molto tempo imperniati su un sistema di comunicazione “da uno a tutti”. Nel campo della comunicazione audiovisiva si è sempre chiamato “broadcast”, che significa “trasmissione  unidirezionale da un solo trasmettitore a tanti ricevitori”.

 

Il broadcast era ovviamente molto efficiente in termini di comunicazione commerciale, per la sua facilità di raggiungere in un colpo solo amplissime audience, ma consentiva anche agli editori di influire molto facilmente sulla formazione complessiva dell’opinione pubblica. Anche perché a causa del loro costo le emittenti tv non sono mai state molte, e in molti paesi ci sono ancora solo quelle di Stato. Così si può affermare che la potentissima arma della comunicazione televisiva è sempre stata concentrata in poche mani. Con l’avvento di internet l’esplosione di internet ha inaugurato l’era della comunicazione bidirezionale, che ha aperto la strada all’interattività. Man mano che la diffusione della banda è cresciuta, le opzioni di comunicazione sono aumentate in maniera esponenziale: oggi, nell’era della telefonìa cellulare e del web 2.0, siamo entrati a pieno titolo nell’era della comunicazione “da tutti a tutti”.



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