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LIBIA/ Piazza 2.0: le rivoluzioni nordafricane e i nuovi media

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Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)  Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)

Dal punto di vista commerciale nascono problemi e opportunità: consolidati modelli di business stanno pericolosamente vacillando, mentre i nuovi paradigmi non sono ancora chiari. E’ vero che la televisione ha aumentato la sua audience, ma si tratta di un’audience sempre più anziana e conservatrice. Mentre le classi giovanili si danno in tutto il mondo ad un bricolage di consumo mediatico fatto di tanti mezzi usati contemporaneamente (tv, radio, internet, videogioco, pc, cellulare, tablet ecc). In questo scenario del tutto nuovo si esplicano le aspirazioni a comunicare, a dialogare e a interagire: esigenze primarie che hanno sempre contraddistinto gli esseri umani. Da sempre gli uomini si sono riuniti in tribù, si sono incontrati in piazzette, sui sagrati, in taverna o intorno a tavolate. Ed è ciò che avviene molto più facilmente di prima sui social network, con aggregazioni virtuali ma immediate e prive di problemi logistici.

 

Grazie a queste fenomeno, anche la comunicazione commerciale si sta modificando: cosa significa che dall’atteggiamento “push” delle imprese si sta passando a quello “pull” dei consumatori? Che con il broadcast era più facile “spingere”, imporre le proprie opzioni tramite la pubblicità classica, mentre ora sono i consumatori giovani e agguerriti che chiedono di “attirare a sè” più notizie, approfondire, cercare, analizzare, giudicare. C’è di più. Il pendolo del potere della comunicazione si sta spostando dalla loro parte, perché oggi se si ha un’idea forte, seria o divertente che sia, in breve tempo, grazie alla ramificata potenza della rete, in un giorno può addirittura fare il giro del mondo. Quando queste nuove opzioni di comunicazione vengono messe a disposizione di popolazioni già abituate ad aggregarsi in tribù e in agglomerati etnici o religiosi, scatta una sorta di molla sociale fino a poco prima fortemente compressa. A quel punto non c’è più censura o potere che tenga, le informazioni volano, i sentimenti si consolidano, la solitudine e la paura si sciolgono, il popolo riscopre il senso di essere tale, ritrova voglia e coraggio di riunirsi non solo virtualmente ma anche fisicamente.



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