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LIBIA/ Piazza 2.0: le rivoluzioni nordafricane e i nuovi media

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Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)  Studentesse a Tehran l'11 febbraio 2011, 32/o anniversario della rivoluzione (Ansa)

Allo stesso modo si può spiegare il successo della manifestazione delle donne in Italia. C’è  davvero da riflettere sul fatto che un gruppetto di donne, senza particolari apparati organizzativi alle spalle, abbia potuto portare in piazza una simile quantità di persone di tutti i ceti e di tutte le età, e soprattutto in più di 230 città grandi e piccole. Un fenomeno del genere va analizzato e capito, mentre sarebbe un grave errore minimizzare o snobbare. Nelle manifestazioni organizzate in precedenza in grandi piazze dai partiti di destra e di sinistra, non potevano sfuggire all’occhio attento dell’esperto di comunicazione diversi spazi vuoti che le telecamere amiche di turno cercavano di inquadrare il meno possibile: riguardo alla manifestazione delle donne occorre invece considerare che la folla in Piazza del Popolo era insolitamente assai fitta, mentre moltissima gente affollava anche il Pincio. Improponibili i paragoni di cui s’è letto, ad esempio con la manifestazione di Ferrara: un solo teatro pur stracolmo di persone sedute,  ripreso e ritrasmesso in tv, contro oltre un milione di persone per strada sotto la pioggia in 230 città.

 

A parte l’eterogenesi dei fini creata dalla discutibile scenografia delle mutande stese, quella singola manifestazione amplificata dai mass media aveva  ancora una impronta “push”, mentre l’altra era più probabilmente figlia di un atteggiamento “pull”. Diceva la cantante Laurie Anderson: “la nuova tecnologia è il fuoco del bivacco intorno al quale ci raccontiamo le nostre storie”.  Anche se non è detto che siano tutte storie democraticamente e socialmente positive, perché c’è tanta gente che sulla rete ci perde un sacco di tempo, e ci sono pure dei matti che riescono ad aggregare tribù neonaziste… Ma quello che colpisce è la capacità del web 2.0 di catalizzare le energie latenti nella società, che sotto la spinta di ideali, proteste e motivazioni forti possono diventare movimenti di popolo in grado di dettare l’agenda della conversazione sociale, o addirittura di cambiare il corso della storia.

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