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SONO IL NUMERO QUATTRO / Esseri sovrannaturali stile Twilight e tormenti romantici nell’ultimo film Disney

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I protagonisti di Sono il numero quattro  I protagonisti di Sono il numero quattro

Sia il film che il libro cercano smaccatamente di fare presa sul pubblico under 20 offrendogli tutto ciò che sembra amare di più: combattimenti ed effetti speciali massicci affiancati ad una buona dose di romanticismo. Ancora una volta è una ragazza umana ad essere irresistibilmente attratta dal “diverso”.

Questa volta però lo schema è così collaudato da risultare a tratti logoro e far difficilmente prevedere un impatto anche lontanamente simile a quello di Twilight, dove almeno il tema dell’amore impossibile era sviscerato in maniera più efficace. Né il pur elevato dispendio di mezzi è tale da poterlo paragonare al giocattolone Transformers, di cui Michael Bay, qui solo produttore, è anche regista.

 

In Sono il Numero Quattro ci sono il ritmo giusto, le musiche giuste, gli effetti speciali giusti, le facce giuste (Alex Pettyfer, Dianna Agron e Teresa Palmer sono i giovani protagonisti, Timothy Olyphant l’unico veterano). Eppure manca qualcosa che lo elevi al di sopra di un prodotto standard, forse un’idea nuova, un minimo di profondità nella sceneggiatura, personaggi meno bidimensionali o dinamiche diverse da quelle già viste in mille telefilm americani  (la bella contesa tra il protagonista e il bullo, il nerd vessato dai compagni di scuola).

Forse anche il pubblico più giovane è troppo esigente per accontentarsi di questo. O forse no. Al box office l’ardua sentenza. 



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