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UN GELIDO INVERNO/ Il cupo "dramma familiare" che convince la critica, ma scivola verso l’horror

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Una scena del film Un gelido inverno (Foto Ansa)  Una scena del film Un gelido inverno (Foto Ansa)

Ha fatto il giro dei festival cinematografici di mezzo mondo Winter's Bone - titolo originale di Un gelido inverno - sempre con successo: miglior film e sceneggiatura a Sundance, miglior film e attrice a Torino e al Forum di Berlino. Arriva quindi con credenziali importanti nelle sale italiane, il secondo film di Debra Granik, un cupo dramma familiare venato di west contemporaneo e risvolti quasi horror.

 

Tratta dal romanzo di Daniel Woodrell (edito da Fanucci), la storia del film è quella di Ree, una ragazzina di 17 anni abituata a badare a sé stessa e alla propria famiglia, visto che la madre è mentalmente instabile e il padre pregiudicato è scomparso. Ma proprio questa scomparsa mette in moto il meccanismo del film: non essendosi presentato in giudizio, il garante per la cauzione giunge da Ree reclamando la casa in cui vive come risarcimento. La ragazza ha una settimana di tempo per trovare il padre e costringerlo ad andare in tribunale, ma i vicini e la famiglia sono molto poco collaborativi.

 

L'adattamento della regista e di Anne Rossellini vira il noir del romanzo in un'analisi acuminata e violenta della profonda provincia americana (la pellicola è ambientata a Ozark, nel Missouri del Sud) e soprattutto delle dinamiche familiari in terre così difficili, che ricordano certi western moderni e contemporanei: circondata da parenti, amici e complici del padre, sottolineando così il senso d'isolamento non solo geografico ma anche morale di una famiglia, Ree deve affrontare la durezza e l'asprezza del suo ambiente, il ricordo perso e distorto dell'istituzione familiare, ma anche le proprie paure e debolezze nei confronti del padre, colorando così di sfumature psicoanalitiche una saga rurale.



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