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CINEMA/ Qualunquemente e Che bella giornata: due film vincenti grazie al “realismo”

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Antonio Albanese, protagonista di Qualunquemente (Foto Ansa)  Antonio Albanese, protagonista di Qualunquemente (Foto Ansa)

Tutti temi, in entrambi i casi, di fortissima attualità e che ci riguardano in prima persona, toccando le corde del nostro vivere quotidiano. Potremmo definire il cuore pulsante di Checco e Cetto come una realtà caricaturale estremizzata. Accade, così, che, mentre i cinepanettoni creano una comicità che, in quanto demenziale, può piacere o no, Checco e Cetto parlano di noi.

 

A Checco il merito di alleggerire la serietà di una situazione difficile, regalando allo spettatore certamente più consapevolezza sul/sui problemi, ma donandogli al contempo una chiave diversa per leggere le contingenze. Un riso amaro, invece, è quello che ci rimane alla fine di Qualunquemente. Si ride, ma con una certa sofferenza, perché qui, rispetto a Che bella giornata, l’estremizzazione della realtà acuisce il problema ponendocelo come irrimediabile.

 

Un paragone, per quanto azzardato, non è fuori luogo. Roberto Benigni con il suo indimenticabile La vita è bella ci fece piangere, ma riuscì a farci dimenticare il dramma dei campi di concentramento strappandoci una risata catartica sul finale del film. Gli italiani, vien da pensare - e da dire - han voglia e bisogno di ridere.



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