Cinema, Televisione e Media
martedì 8 febbraio 2011
“Fumo, sesso, alcool, cinismo: formidabili quei Sixties”. Così titolava un noto settimanale poco tempo fa, semplificando assai, parlando di Mad Men, la serie televisiva americana che sta riportando un crescente successo di critica e di pubblico. Da tre anni consecutivi sta vincendo l’Emmy Award (l’Oscar della tv), così come il Golden Globe, e da due anni tutto il cast si aggiudica il prestigioso Screen Actor’s Guild Award.
Ma com’è possibile che un serial televisivo ambientato in una rampante agenzia di pubblicità della New York degli anni Sessanta, in larga parte a base di riunioni con i clienti, dispute tra creativi e account, segretarie ambiziose, tradimenti, fiumi di alcool e milioni di sigarette, possa continuare a entusiasmare crescenti fasce di audience e di critica?
La risposta sta nel mirabile mix di eccellenza professionale profusa nella sceneggiatura, nelle ricostruzioni coreografiche, nel casting, nella regia. Il tutto posto al servizio del racconto della nascita della società dei consumi sullo sfondo di un’America alle prese con l’epico scontro tra Nixon e Kennedy, l’acuta crisi dei missili a Cuba, il confronto tra benpensanti e progressisti, la nascita di miti del rock come Bob Dylan.
È raro, infatti, che una fiction, che per sua natura vive di “licenze poetiche”, riesca a essere uno spettacolo affascinante e costituire a un tempo la base per un corso alla Northwestern University di Chicago sul “Consumismo e sui cambiamenti sociali nell’America degli anni ’60”. Innanzitutto va detto che è prodotta da una rete via cavo, la Amc, che ha deciso di puntare sulla produzione di serie di altissima qualità per attirare abbonati a pagamento. Autore e produttore è Matthew Weiner, già produttore e sceneggiatore di un’altra fortunatissima serie, I Sopranos.
Il personaggio principale è Don Draper, brillante Direttore Creativo dall’oscuro passato, interpretato da un attore tanto strepitoso quanto sconosciuto fino a poco tempo fa: Jon Hamm, anche lui vincitore del Golden Globe 2008 come migliore attore di una serie drammatica. I suoi fans stanno facendo a gara nel pubblicare su You Tube i più diversi modi in cui è capace di recitare una semplice interrogazione come “What?”: a tutt’oggi ne hanno postati on-line più di trecento diversi!
Ma anche gli altri attori fino ieri erano professionisti sconosciuti, che evidentemente hanno potuto emergere in un particolare contesto di “grazia” collettivo, sicuramente dovuto all’eccezionale bravura del regista produttore. Perché tutto il casting è stato scelto con una cura assoluta nell’individuare tipi fisici e psicologici, volti e atteggiamenti in grado di esprimere alla perfezione le caratteristiche di ogni personaggio.
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