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CARISSIMA ME/ La "sfida" di Sophie Marceau per capire cosa vuol dire diventare adulti

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Una scena del film Carissima me (Foto Ansa)  Una scena del film Carissima me (Foto Ansa)

Arriva un momento nella vita, in cui - volenti o nolenti - ci si pone la fatidica domanda: chi sono diventato? Cosa ne è stato dei sogni di quando ero bambino? Yann Samuell, il regista di Carissima Me, prova a rispondere a questa domanda con una commedia non banale, che mette a confronto una quarantenne in carriera (Sophie Marceau) con la propria infanzia, rivissuta attraverso le lettere scritte a sette anni e indirizzate a se stessa.

 

Marguerite è una manager indaffarata, amata e temuta, che ha tutto (successo, denaro, una bella casa) e non è nemmeno single, visto che sta con un collega amante dei bambini. Si ispira alle grandi donne del Novecento quando deve affrontare la rivale vipera, l’assistente ansioso e gli imprevisti della vita, e si fa chiamare Margaret per darsi un tono nell’insidioso mondo degli affari.

 

Per il suo quarantesimo compleanno, però, riceve una sorpresa inaspettata e non molto gradita: un vecchio notaio di provincia le consegna un pacco pieno di lettere scritte da lei stessa a sette anni, “l’età della ragione”, e indirizzate alla donna adulta che sarebbe diventata. Comincia così un viaggio a ritroso nel mondo di Marguerite, fatto di abbandoni, delusioni, dolori, ma anche un grande amore e, soprattutto, grandi sogni, che naturalmente non si sono realizzati nel modo previsto.



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