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CARISSIMA ME/ La "sfida" di Sophie Marceau per capire cosa vuol dire diventare adulti

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Una scena del film Carissima me (Foto Ansa)  Una scena del film Carissima me (Foto Ansa)

“Diventa ciò che sei”, le ripete il mentore/notaio saggio, citando uno dei principi dell’esistenzialismo americano. Scegliere una strada tra le mille che un tempo sembravano possibili, non significa dovere per forza escludere le altre: un principio che gli adulti tendono a dimenticare con grande facilità. Accanto ai suoi pregi, però, il film mantiene i difetti delle commedie che vogliono a tutti i costi inserire elementi romantici in una storia che, invece, starebbe in piedi anche (e meglio) senza. Così, diventa inevitabile qualche caduta nello stereotipo e nella facile retorica, che rende il film a tratti un po’ sdolcinato.

 

Molto carina è la presenza delle affascinanti lettere che si scrivevano una volta, con ritagli e disegni incollati come un collage dadaista, che riesce a conquistare i nostalgici delle abitudini pre-Internet ma anche delle vecchie commedie giocate su toni soft e sui buoni sentimenti. Per questi inserti, il regista sembra prendere in prestito alcuni tocchi del Meraviglioso mondo di Amélie, senza però riuscire a eguagliarne la genialità.

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