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Cinema, Televisione e Media

IL CIGNO NERO/ 1. Natalie Portman da Oscar in un thriller sulla perfezione che uccide

Una scena del film Il cigno nero (Foto Ansa)Una scena del film Il cigno nero (Foto Ansa)

La composizione visiva è studiata nel dettaglio per esaltare il tema del doppio: vetri e specchi sono presenti in ogni scena, così come i colori bianco e nero (i due cigni, lo yin e lo yang, il Bene e il Male). Peccato che, in nome dell’esplorazione degli abissi psicologici di Nina, il regista indugi in modo eccessivo su baci tra donne e scene di autoerotismo, che nulla aggiungono alla trama e, anzi, risultano fastidiose e disturbano lo spettatore. Il fascino visivo delle coreografie non basta a riscattare l’immagine cupa e negativa del mondo della danza, che finisce per essere rappresentato come un inferno di malati di mente, distrutti dall’ambizione e da un rapporto sbagliato con il proprio corpo.

 

Come già in Scarpette Rosse di Michael Powell, ne Il cigno nero l’arte diventa qualcosa per cui si può morire: un principio che toglie al personaggio qualsiasi possibilità di riscatto. E così l’angosciante storia di Nina, bambina che non riesce a diventare donna, incapace di amare se stessa e gli altri, si srotola prevedibilmente verso l’ineluttabile finale, dove la ballerina si identifica con il suo personaggio e raggiunge la sospirata, agghiacciante e distruttiva perfezione.

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