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IL CIGNO NERO/ 2. Le “menzogne” sulla danza di un film senza umanità e speranza

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Una scena del film Il cigno nero (Foto Ansa)  Una scena del film Il cigno nero (Foto Ansa)

Sotto il tutù? Il diavolo. Dopo aver gettato scompiglio nelle sale cinematografiche e allungato le ali sull’Oscar per la miglior attrice protagonista, Il cigno nero di Darren Aronofsky è calato come uno tsunami sugli appassionati della danza, che mai avrebbero associato il prestigioso New York City Ballet a scene lesbo, autoerotismo, droga e corpi sanguinanti. “Eppure è questa la ragione principale della sua popolarità” aveva dichiarato, allo scorso Festival del cinema di Venezia, la bellissima interprete Natalie Portman.
Pur di agguantare la statuetta, l’attrice d’origine israeliana di 29 anni, si è sottoposta a lunghi e duri allenamenti con l’ex ballerina del New York City Ballet, Mary Helen Bowers, impadronendosi dei rudimenti del balletto e riuscendo persino, sembra, a fare i fouettés, i difficili giri in punta del terzo atto del “Lago dei Cigni” di Petipa-Ivanov. Per un anno, ogni giorno alla sbarra o in piscina, ha plasmato e affinato il suo corpo per assomigliare a una vera ballerina. E se per assecondare il regista, Mickey Rourke in The Wrestler è dovuto ingrassare, la Portman è dimagrita. Non solo. Per l’interpretazione del difficile ruolo di donna imprigionata in un corpo di cigno, si é lasciata guidare da Georgina Parkinson, prima ballerina del Royal Ballet, che le ha insegnato ad allungare le braccia e le dita delle mani come un uccello che cerchi di spiccare il volo.
Decisivo è stato l’aiuto del ballerino Benjamin Millepied che ha tarato la coreografia originale sulle capacità tecniche della Portman che, prima di questa esperienza cinematografica, aveva già studiato danza dai cinque ai tredici anni. Benjamin è stato decisivo anche per la sua vita privata. Ballando, ballando tra i due è, infatti, scoppiato l’amore e presto nascerà un figlio.
Ma torniamo al film, che il celebre coreografo americano John Neumeier non esita a definire “scioccante”. Dice il sovrintendente del Balletto di Amburgo: "Pretende di aprire le porte a un mondo sconosciuto, quello del balletto, raffigurandovi quello che davvero vi accade! E invece mostra solo un mondo di fantasia, con una catena di cliché che si susseguono uno in fila all'altro. Ma ciò che è peggio, è che guardando questo film non hai mai l'impressione che valga la pena dedicarsi a questa forma d'arte. Il mondo del balletto è dipinto come fosse abitato da creature malate, gente mostruosa che abusa di giovani anoressiche". E aggiunge: "Se si tratteggia un ambiente sconosciuto e straniero come il balletto in questo modo malsano e negativo, sarà l'unica cosa che gli spettatori ricorderanno".
Anche una veterana tra i giurati dell’Accademy, l’ex diva di Hollywood Dolores Hart, l’ha bollato come "un film cinico, senza speranza. Il più brutto fra quelli in concorso".



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