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EASY GIRL/ Un brillante college-movie, dove quel che conta è essere "unici"

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L'attrice Emma Stone, protagonista di Easy girl (Foto Ansa)  L'attrice Emma Stone, protagonista di Easy girl (Foto Ansa)

Il modello a cui fa riferimento Easy girl di Will Gluck, sembra essere a una prima occhiata quel 10 cose che odio di te che trasportava in un college americano La bisbetica domata di Shakespeare. In questo caso, l'opera letteraria a essere modernizzata è La lettera scarlatta di Nathaniel Hawthorne, che diventa ai giorni d'oggi non più la storia di un'adultera, ma il racconto di una ragazza alle prese con le opinioni che la gente ha di lei. Sfruttando tutti i cliché del genere, la pellicola parla con grande ironia e buon ritmo del richiamo adolescenziale all'omologazione e il successivo passaggio al riconoscersi unici (con tutti i difetti e i pregi del caso).

 

La sceneggiatura di Bert V. Royal e la regia di Gluck cooperano per creare un film solido e divertente, capace di diventare uno dei migliori college-movie degli ultimi dieci anni e, al contempo, di dare una rinfrescata al genere contaminandolo con gli stilemi della moderna commedia americana, capace di giocare su toni stralunati e sopra le righe (vedi, ad esempio, i due genitori moderni di Olive). Easy girl riesce, però, nonostante questo, a essere il racconto delicato e appassionato di un'adolescenza. Il nume tutelare dell'operazione è certamente John Hughes (Breakfast club, Sixteen candles - Un compleanno da ricordare), vero narratore dell'adolescenza anni Ottanta, citato a più riprese nel film e ricordato direttamente con una delle scene più poetiche e divertenti della pellicola, in cui Olive si lamenta del fatto che la sua adolescenza non sia stata scritta da John Hughes.



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