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NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE/ Paola Cortellesi e Raoul Bova in un film ricco di "buonismo" che piace

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Una scena del film Nessuno mi può giudicare (Foto Ansa)  Una scena del film Nessuno mi può giudicare (Foto Ansa)

Perché no, Nessuno mi può giudicare vale la pena di essere guardato anche per la storia d’amore - certamente non shakespeariana - che nasce tra Alice e Giulio (Raoul Bova), un inquilino del Quartieraccio che gestisce rovinosamente un internet point. Non è originale la storia tra i due, anzi, ma appagante quanto basta per volere a tutti i costi che Alice e Giulio coronino il loro sogno d’amore. Ultimo, ma non per importanza, il sesto motivo. Paola Cortellesi è fantastica nella recitazione e nell’interpretare le battute - ma questo già si sa - non solo verbalmente, ma anche con la mimica del corpo e del viso. Considerando, poi, la sua facilità nello sdrammatizzare situazioni non perentoriamente comiche. Complimenti a Bova, finalmente uscito dai ruoli del bravo ragazzo quarantenne incerto su quale direzione prendere nella vita o del duro e spietato contro la criminalità. Bravissimi anche tutti gli altri nell’estremizzare personaggi già fortemente caratterizzati.

Oltre a tutto questo, poi, il film ha anche un messaggio, incarnato nella sua tesi d antitesi da Alice e Giulio. L’una, disposta a tutto pur di ottenere il meglio per suo figlio, dunque agire accettando compromessi e tradire certi valori. L’altro, Bova, uomo tutto d’un pezzo, incapace di perdonare e di concedere nuovamente fiducia. Ma, come si sa, in medio stat virus.

Questo è tutto quello che funziona: una trama lineare, forse un po’ stereotipata, ma fatta di contrasti basilari, bene espressi e facilmente riconoscibili dal pubblico. Così anche per i personaggi, semplici nel significato che rappresentano. Niente sovrastrutture, nessun sovrasenso. Solo un messaggio immediato che arriva allo spettatore tramite una sana risata.

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