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Cinema, Televisione e Media

IL GIOIELLINO/ Il film thriller sul crack Parmalat con un "messaggio" per l’Italia

Il nuovo film di Andrea Molaioli con Toni Servillo romanza il crack della Parmalat. Un noir finanziario che, spiega EMANUELE RAUCO, lancia precise accuse

Una scena del film Il gioiellino (Foto Ansa)Una scena del film Il gioiellino (Foto Ansa)

Dopo il successo inaspettato de La ragazza del lago (dieci David di Donatello e circa due milioni d’incasso), Andrea Molaioli si confronta con l’adagio secondo il quale l’opera seconda sia uno scoglio difficile da superare. E il regista si complica la vita affrontando a viso aperto l’attualità e la cronaca italiana: il risultato è un film civile intenso, anche migliore del suo predecessore.

La Leda è un’importante e redditizia industria alimentare, gestita dal ragioniere Botta più che dal presidente Rastelli; ma la spregiudicatezza dei suoi dirigenti nasconde un gioco criminale e una fragilità finanziaria pericolosa. Una sorta di noir finanziario, ma anche dramma civile à la Rosi e figlio del cinema anni ‘70, scritto da Molaioli con Ludovica Rampoldi e Gabriele Romagnoli, romanzando, nemmeno troppo (cambiano i nomi e resta in sospeso la città, che comunque è Torino grazie ai finanziamenti della relativa film commission), il crack della Parmalat.

Il film ricostruisce uno degli scandali economici più devastanti della storia patria attraverso i personaggi e il loro rapporto con la città e la nazione, col calcio e la politica, indicando il territorio come humus in cui far nascere la mentalità di un Paese, puntando esplicitamente il dito contro il corto respiro imprenditoriale che, grazie a finanze creative e truffe legalizzate, ha distrutto l’economia nostrana col beneplacito della classe dirigente.

Molaioli realizza un film efficace ed elegante, fotografato con molte ombre da Luca Bigazzi, che stringe il proprio ritmo e la tensione del thriller mentre la struttura coi minuti si allarga a una sorta di puntigliosa coralità: da Botta, dalla sua pignola solitudine, il film apre prima al suo rapporto con Rastelli fino a coinvolgere poco a poco anche i dirigenti e i personaggi di secondo piano dell’azienda, come a restituire il dilagare epidemico di un malcostume prima morale che finanziario, che si può pagare anche con la vita.