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PIRANHA 3D/ La ricerca dell’eccesso in un film horror "acqua e sapone"

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La locandina di Pirahna 3D  La locandina di Pirahna 3D

Da una decina di anni Quentin Tarantino propaganda l'importanza del cinema di serie b, sia attraverso il suo cinema citazionista, sia attraverso una serie di interventi (basti ricordare la retrospettiva durante il Festival di Venezia di cui è stato testimonial con Joe Dante) tendenti a valorizzare a livello del tutto cinematografico ed artistico (tralasciando quindi da parte i meriti commerciali e quant'altro) quella parte di cinema che, ai suoi tempi, venne disprezzata totalmente dai critici, amata dal pubblico e poi messa quasi del tutto da parte negli anni Ottanta grazie all'intervento di registi come lo stesso Dante che, partendo dallo stile e dai modi di quel genere, tirarono fuori dal cappello magico una serie di film horror ben realizzati, ricchi di senso dello humour e di sangue, che furono, più o meno, una sorta di upgrade al cinema di serie b.

 

Tutto sembra cambiare quando Tarantino decide di dare il via ad un progetto delirante: perché non realizzare un film che simuli la proiezione double-feature dei drive-in (con tanto di pubblicità e trailer), omaggiando senza filtri e intellettualismi, il cinema di serie b con un prodotto esagerato, divertente, pieno di belle donne e tanto sangue? Ecco quindi che vede la luce “Grindhouse”, diretto in coppia con il fido Robert Rodriguez, che però fu una mezza delusione. L'episodio diretto da Tarantino (“A prova di morte”) erano solo lunghi e noiosi dialoghi con qualche scontro in automobile, mentre il lavoro di Rodriguez (“Planet terror”) era un lavoro genuino e ricco di idee deliranti. Non è un caso che sia proprio quest'ultimo ad aver raccolto il testimone e, partendo proprio da un finto trailer girato per “Grindhouse”, ecco saltare fuori “Machete”, capolavoro sconclusionato e fuori di testa e moderno b-movie.

 

È da questo punto che nasce e cresce il nuovo film del francese Alexandre Aja, “Piranha 3D”, remake del cult-movie di Joe Dante. Non si può certo dire che Alexandre Aja sia il nostro regista preferito (“Le colline hanno gli occhi” e “Riflessi di paura” non erano di certo film sufficienti), ma con il suo ultimo lavoro ha dimostrato soprattutto una cosa: di avere il coraggio di esagerare e portare tutto all'estremo solo per compiacere e per far divertire il suo pubblico.



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