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THE FIGHTER/ Un film sulla "seconda chance" che dal ring arriva fino all’Oscar

Una scena del film The Fighter (Foto Ansa) Una scena del film The Fighter (Foto Ansa)

Combatte per soldi, per la sopravvivenza sua e di tutta la numerosa famiglia di origine - un padre innocuo, sette sorelle e una madre in disequilibrio tra l’affetto materno e zoppicanti capacità da manager -, ma soprattutto per la figlia. Per comprare una casa più grande dove accogliere la piccola, che ora vede solo ogni quindici giorni a causa dell’ex moglie, un’americana borghese che non crede più in lui, lo disprezza e si arroga il diritto di non concedergli un’altra chance. Mentre lui vorrebbe solo togliersi dal calore e dalla puzza di catrame.

 

È proprio per questa forza che Micky non è soltanto “il suo sogno che si realizza”, ma diventa anche la seconda possibilità di molti. Di Charleene, per esempio, l’ancora a cui il pugile si aggrappa quando crede di aver deluso tutti. Charleene, una laurea buttata via e un lavoro da barista, non gli permettere di abbandonare il suo sogno. Perchè lui ha cuore e talento. Soprattutto, però, Micky è “l’altra chance” del fratello Dickie, che un tempo fece storia e che ora è devastato dal crack. Al punto che la HBO realizza un film su di lui e sugli effetti che questa droga può avere. “Perchè i giovani devono sapere”, dice uno dei produttori.

 

Anche se Dickie e il resto della sua ingombrante famiglia ancora è convinta che quella macchina da presa stia girando il suo imminente ritorno al combattimento. Nessuno vede e tutti sanno. Dickie scappa dalla finestra di una casa di drogati per non deludere nessuno, ma quegli occhi scavati e le guance infossate - che hanno regalato a un grandioso Christian Bale il premio Oscar come migliore attore non protagonista - raccontano troppi tiri di crack. Solo Micky lo può salvare. Su quel ring, concedendogli la possibilità di allenarlo come faceva una volta.