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ANNOZERO/ Da Santoro immigrazione e giustizia diventano come Calciopoli

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Marco Travaglio e Michele Santoro (Foto Ansa)  Marco Travaglio e Michele Santoro (Foto Ansa)

Se la confusione è grande in Parlamento e nel Paese, nel mondo televisivo in generale e nel mondo Rai in particolare, la confusione diventa un “polverone” da deserto del Sahara. Il risultato è la “vulgata” santoriana, la cronaca stabilita da “Annozero”, che diventa a sua volta altro vento che solleva altra polvere. In questo modo, il risultato resta la polvere, la cronaca e la storia non hanno più ragione di esistere, sono ormai del tutto superflue.

C’è un problema di emergenza immigrazione a Lampedusa? Non ha importanza. C’è un problema che riguarda la riforma della giustizia e il cosiddetto “processo breve”? Ha ancora meno importanza nella sostanza. Il problema è sempre il protagonismo di quelli che stanno in piazza e in Parlamento e di quelli che stanno nel “salotto” di Michele Santoro, tutti indistintamente: dal cacofonico Antonio Di Pietro, agli stessi esponenti della maggioranza.

Il nodo principale è sempre lo stesso. Sia la declinazione dei problemi dell’immigrazione, sia quello che riguarda la riforma della giustizia, fa ritornare a quello che è accaduto nel 1992. Così i problemi vengono visti ritornando al periodo delle “monetine del Raphael” contro Bettino Craxi e il problema della riforma della giustizia resta un “moloch”, la “pietra nera” di “Odissea nello spazio”, che provoca parapiglia cosmici. Il dibattito politico, soprattutto ad “Annozero”, è uguale a quello su “Calciopoli”: bisogna annullare o meno il primo scudetto all’Inter? Occorre interdire Berlusconi o meno? Siamo sulla stessa onda quanto a informazione e faziosità.



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