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POETRY/ Tra domande e stranezze un film capace di raccontare il potere delle parole

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Yun Jeong-hee e Lee Chang-dong premiati a Cannes (Foto Ansa)  Yun Jeong-hee e Lee Chang-dong premiati a Cannes (Foto Ansa)

Mi-ja, però, non è un personaggio che entra subito nei cuori degli spettatori: la raffinatezza psicologica con cui Chang-dong dipinge la sua protagonista è il vero punto di forza del film, un personaggio in equilibrio tra le sue stranezze (il vestirsi in maniera sempre troppo elegante rispetto al luogo in cui vive) e il suo dover scendere a compromessi per sopravvivere e ridare un equilibrio al mondo che lei ha (indirettamente) inclinato.

È in questo istante che Poetry diventa un film sulla poesia, capace di raccontare in maniera delicata e dura l’ispirazione poetica e il potere delle parole, capaci per Mi-ja di essere al contempo microscopio e cannocchiale puntati sulla sua realtà. Dove il film compie qualche (leggerissimo) passo falso è in una narrazione che a tratti sarebbe potuta essere più asciutta, e in una rappresentazione ambientale a volte eccessivamente idilliaca. Il riscatto però avviene con un finale dove la poesia scritta da Mi-ja si trasforma in uno dei momenti cinematografici migliori di quest’anno, commuovente e doloroso, intensamente poetico.



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COMMENTI
12/04/2011 - Finalmente una donna! (claudia mazzola)

3 parole: lo voglio vedere.