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NON LASCIARMI/ Una love story tra cloni per riflettere sulla vita e la scienza

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Una scena del film Non lasciarmi  Una scena del film Non lasciarmi

Vorrei, nella mia vita, poter incontrare un amore come quello di Kathy e Tommy. Dolce nell’affetto, puro nell’essenza, assoluto nelle intenzioni. Che non chiede altro in cambio se non il tempo per essere vissuto. Come un castello di sabbia spazzato via dal mare, il loro amore combatte il destino malinconico delle loro vite. Perché Kathy - una strepitosa Carey Mulligan -, Tommy (Andrew Garfield) e Ruth (Keira Knightley) non sono persone normali, bensì cloni creati per donare gli organi. Il che rende la loro esistenza tragica, sterile di fronte alle opportunità della vita, relegati come sono sull’unico binario che la scienza ha scelto per loro.

In Non lasciarmi, tutto ha inizio ad Hailsham, nella campagna inglese - come ci racconta con un lungo flashback l’ormai ventottenne Kathy - dove lei e i suoi due amici vengono cresciuti da tutori severi nelle regole ed esigenti nello studio della letteratura, dell’arte, della geografia. Totalmente ignari della vera vita e del mondo oltre la recinzione del collegio, i ragazzi di Hailsham non conoscono il loro destino. È Miss Lucy a svelarglielo.

Una volta usciti da quel luogo di grigia perfezione, nessuno di loro sarà padrone della propria vita. Alcuni di essi inizieranno il ciclo di donazioni, che terminerà con il completamento - la morte - entro i trent’anni di vita. Altri, come Kathy, potranno procrastinare questo momento diventando assistenti, ovvero accompagnando all’ultimo trapianto i donatori.

Tutta la storia è pervasa da un’atmosfera cupa, statica, alienante nella rassegnazione in cui Kathy, Tommy e Ruth sopravvivono. Non c’è un secondo del film in cui non ci si chieda per quale motivo non scappino dall’esistenza che qualcun altro - la scienza - ha scelto per loro. Verrebbe quasi da alzarsi e urlarlo, ma non ce la si fa, si resta inchiodati alla poltrona, consapevoli che quell’urlo resterebbe sordo.



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