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RIO/ Tra ritmo e colori, un cartoon che parla della sfida per diventare grandi

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Una scena del film Rio (Foto Ansa)  Una scena del film Rio (Foto Ansa)

Premiato la settimana scorsa a Cartoons on the Bay (il festival dedicato al mondo dell’animazione, che quest’anno ha reso omaggio proprio al Brasile), durante la conferenza stampa Saldanha ha spiegato di avere scelto il mondo dei pappagalli perché sono uccelli intelligenti, in grado di interagire con gli esseri umani. In questo modo, diventa più facile per il pubblico identificarsi con Blu e i suoi amici. Ma la storia gli ha permesso anche di affrontare un problema che forse non tutti conoscono: il traffico illegale di volatili tropicali, catturati e venduti dai bracconieri a scopo di lucro.

L’amore di Saldanha per la sua città emerge nella cura riservata alle scenografie e alla colonna sonora, che richiama le melodie e i ritmi della musica brasiliana, ma non solo. Il film è un trionfo di colori e di paesaggi mozzafiato, ma non dimentica di mostrare anche la parte “oscura” delle favelas e della povertà, dove vive un ragazzino di strada che aiuta Blu e i suoi amici a uscire dai guai. Certo, l’idea di un protagonista che deve imparare a volare non è nuova, basti pensare a La gabbianella e il gatto. Anche il tema del ritorno alla natura, con l’animale addomesticato che ritrova il suo istinto e conquista la libertà, richiama un altro cartoon, Madagascar. I due elementi combinati danno vita a un film dalla struttura classica, con una comicità fatta di gag e battute divertenti anche se non sempre originali.

In fondo Rio è una favola ambientalista che vuole trasmettere un messaggio di speranza, incatenando il pubblico con un’ambientazione splendida e un ritmo elevato, senza un attimo di noia. Un bel film per la famiglia, che conferma l’ottima salute dell’animazione “made in Usa”.

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