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DRIVE ANGRY/ Nicolas Cage e tanti cliché salvano un horror col "pilota automatico"

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Nicolas Cage in una scena di Drive Angry  Nicolas Cage in una scena di Drive Angry

Patrick Lussier di lavoro potrebbe fare l'impiegato e non ci accorgeremmo della differenza. Perché Patrick Lussier (che ha alle spalle un passato da montatore per Wes Craven) dirige Drive angry con il pilota automatico, senza grosse idee registiche o stilistiche, semplicemente mettendo le cose che servono nel posto giusto e al momento giusto.
La storia è più o meno questa: Nicolas Cage interpreta un camionista morto che, finito all’inferno, scappa per vendicarsi dell'uccisore di sua figlia, il leader di una setta satanista che le prova tutte per far tornare sulla Terra il Diavolo. Aiutato da una giovane ragazza, il protagonista ha davanti a sé la strada della vendetta, non senza difficoltà, visto che la setta si dimostra essere più forte di quello che pensava, e che il Diavolo (quello vero) ha inviato un suo servo per riportarlo all’inferno.
Patrick Lussier da regista ha sempre praticato l'horror e ha sempre sfruttato i clichè del genere, invero mai in maniera decente. La stessa cosa succede anche con il suo ultimo film, Drive angry, ma con un risultato diverso e inaspettato pure per lo stesso regista. Il film, infatti, è così pieno di clichè da diventare spassoso e divertente: ralenti inutilmente esasperati, esplosioni alle spalle del protagonista, automobili veloci, belle ragazze, sparatorie e scene di sesso e sigari giganti (tutti e tre in una sola scena!), pessima computer grafica e regia ai limiti del digeribile.



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