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LA FINE È IL MIO INIZIO/ L’ultima avventura di Terzani in un "viaggio" che tocca ogni uomo

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Una scena del film La fine è il mio inizio (Foto Ansa)  Una scena del film La fine è il mio inizio (Foto Ansa)

Terzani non apparteneva a un credo, ma cercava una spiritualità che andasse oltre l’appartenenza a una chiesa e, come si scopre leggendo il suo romanzo forse più bello, Un indovino mi disse, era convinto che ciascun uomo dovesse cercare la fede nella propria cultura, senza lasciarsi incantare dall’idea che la risposta fosse dall’altra parte del mondo.

Il film, però, non è soltanto una riflessione sui massimi sistemi. Mostra i momenti di debolezza di un uomo che vuole morire ridendo, ma soffre perché il corpo non gli obbedisce più, che si preoccupa per i figli, che ha costruito con la moglie un rapporto di fiducia e di amore in grado di resistere a qualsiasi distanza.

Elio Germano è bravo a interpretare il tormento di Folco, che sembra vedere il padre come un modello, ma anche come un rivale e che lotta per cercare la sua identità. Tiziano lo spinge a gettarsi nella realtà individuando in lui quello che, in fondo, è il difetto dei giovani di oggi: la paura di sbagliare, che porta alla non-scelta, alla non-azione. La fuga dalle responsabilità di cui tanto si parla non nasconde forse il terrore di rimanere delusi e di soffrire? Terzani ricorda che solo da vecchi è consentito staccarsi dal mondo, quando arriva il momento di abbandonare le etichette date dalla professione e dal ruolo nella società per diventare “niente”, che in realtà significa “tutto” se vissuto come una comunione con l’universo.

Un film su Terzani si poteva fare in molti modi, perché la sua vita avventurosa offre molti spunti per raccontare delle storie capaci di ripercorrere gli avvenimenti fondamentali dei decenni scorsi in Oriente e infiniti aneddoti in grado di attirare il pubblico. La scelta di raccontare la fine, di lasciare un testamento spirituale, può essere apprezzata o criticata e di certo sfida le leggi dell’intrattenimento, ma non può lasciare indifferenti.

In un momento di tante chiacchiere, di rumore e di distrazione, è facile lasciare che il tempo scivoli via tra mille cose inutili, dimenticando, come diceva Terzani, che “la vita è un’occasione di felicità”. Questo film serve a ricordarcelo, invitandoci a costruire un’esistenza nella quale possiamo rispecchiarci con onestà, imparando a conoscere il mondo e, come disse Socrate tanto tempo fa, noi stessi.



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