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LA VITA FACILE/ Una commedia all’italiana per raccontare le "ipocrisie" di un popolo

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Una scena del film La vita facile (Foto Ansa)  Una scena del film La vita facile (Foto Ansa)

Per ambizioni e linguaggio cinematografico, questo di Pellegrini resta un film medio, magari fiero di esserlo, ma anche dalle ambizioni un po’ troppo lasche, rispetto al potenziale; almeno fino all’ultima mezz’ora circa, quando lo sguardo all’umanità contemporanea si tinge di noir, ribalta i personaggi, ridefinisce l’affresco e il tono generale.

La sceneggiatura è efficace e agile nel rimodellare la classica commedia nostrana sui canoni della società contemporanea (dalle cliniche private alle corruzioni onnipresenti, dal fasullo mal d’Africa ai segreti nascosti in banca), il personaggio di Mario è l’emblema delle difficoltà italiche nel rapportarsi alla diversità e, seppur gli manca il guizzo, Pellegrini ha mestiere e ritmo, come dimostra la buona direzione degli attori: Pierfrancesco Favino, sulla scia di Alberto Sordi di cui sembra il figlio nervoso, come i tempi prescrivono, è ovviamente perfetto a equilibrare personaggio e macchietta, ma gli reggono testa sia Stefano Accorsi - sorprendentemente - sia Vittoria Puccini, che non sono grandi attori, ma sanno trovare il soffio per caratterizzare al meglio i loro personaggi.



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