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DYLAN DOG/ Un film capace di distruggere la "bellezza" della paura

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Una scena del film Dylan Dog (Foto Ansa)  Una scena del film Dylan Dog (Foto Ansa)

Ed ecco che il film diventa un thriller mancato, che sfrutta il fascino del mondo sotterraneo delle figure mitologiche per dare valore commerciale a un prodotto che di nuovo non ha praticamente nulla. Inutile il confronto con le tavole pubblicate da Bonelli: chi cerca la trasposizione sullo schermo dei disegni e delle storie del fumetto, non può che rimanere frustrato. Il protagonista della pellicola diretta da Kevin Munroe è finito in un mondo teen, dove il tono introspettivo e la dimensione psicologica della storia originale sono svaniti nel nulla.

Nel capolavoro di Sclavi, le proiezioni degli incubi nella vita reale rappresentano le paure profonde dei personaggi, e quindi anche dei lettori che con essi si identificano. Dylan Dog stesso è un personaggio di luci e di ombre, con un passato da alcolista che contrasta (significativamente) con le abitudini salutiste del presente: è vegetariano, non beve, non fuma. Tutto questo si perde nel film, che sfrutta i mostri per rappresentare delle tipologie sociali e tenta di omaggiare il fumetto italiano con citazioni sparse: alcuni riferimenti visivi ai personaggi di Groucho e Bloch, la presenza del galeone incompleto e addirittura un personaggio dedicato a Tiziano Sclavi, che si ritrova nei panni di un vampiro millenario.



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