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UNA NOTTE DA LEONI 2/ Da Las Vegas a Bangkok per un film che ubriaca anche lo spettatore

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Una scena del film Una notte da leoni 2  Una scena del film Una notte da leoni 2

Bangkok contro Las Vegas. La città del tutto contro quella del nulla. I grattacieli che guardano le bettole attraverso la coltre di smog, sudore, odore penetrante di spezie. L’umidità che ti resta addosso, ricordandoti che sei in un posto in cui, se ti perdi, sarai ingoiato per sempre dall’anima nera della città.

Questa è Bangkok, ovvero l’unica grande differenza rispetto al film precedente, Una notte da leoni. Oltre al fatto che qui a sposarsi è Stu (Ed Helms), che, memore delle disavventure di Las Vegas e deciso a giungere intatto al grande giorno, improvvisa un addio al celibato in una squallida tavola calda. Indignando Phill (Bradley Cooper), ma con la comprensione di Doug (Justin Bartha), che a Las Vegas stava per dire addio al giuramento di eterno amore. Tutti pronti per la Thailandia, compreso Alan (Zach Galifianakis), ancora perso nei ricordi di quella favolosa notte di blackout nel Nevada. Un matrimonio esotico per Stu, che deve fare i conti con il giudizio per niente clemente del padre della futura sposina.

Approdati in terra straniera qualche giorno prima delle nozze, Phill, Doug, Stu e Alan se la cavano alla grande, merito anche del rilassato clima orientale. Ma la pace dura poco. Basta un falò in spiaggia e qualche birra ad accendere il buio totale per una notte intera. E anche questa volta la mattina dopo manca qualcuno all’appello. Si tratta di Teddy, il cognato sedicenne e genialoide di Stu. C’è un unico indizio che conferma la sua presenza durante i bagordi. Avanzo di una notte da dimenticare.

Identica struttura narrativa rispetto al precedente, anche Una notte da leoni 2 lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo. Inizia la corsa contro il tempo per ritrovare Teddy, ma più le ore passano e i tasselli di quella notte pazza prendono forma, più il ragazzo sembra irrimediabilmente scomparso. E il fatidico sì sembra ormai una meta impossibile. Ogni indizio rimanda ad altri senza che si arrivi ad una conclusione sensata, ma semplicemente accentuando quel malessere da sbornia - hangover, appunto - che non prende solo i nostri amici - drogati e ubriachi - ma anche lo spettatore.



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