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LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG/ Follia e insicurezza in un film sui falsi ostacoli della vita

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Una scena del film Lo stravagante mondo di Greenberg  Una scena del film Lo stravagante mondo di Greenberg

Secondo Greenberg, è ormai troppo tardi per qualsiasi cosa, tant’è che lo strano legame tra lui e Florence è continuamente ostacolato da egli stesso proprio per questo motivo, creando limiti inesistenti in cui la ragazza non crede (la differenza d’età, il suo aspetto fisico).

Baumbach ambienta il suo film in una Los Angeles scomoda e impervia, quasi inadatta alla vita umana, che fotografa senza alcuna patinatura, facendo affiorare dal suo oceano la noia dei party e il deprimente valore sociale di una piscina. Il regista è aiutato in questa sua difficile prova da Ben Stiller, protagonista della pellicola, che si dimostra essere capace di affrontare non solo un ruolo drammatico, ma precisissimo nel tratteggiare con una finezza recitativa inaspettata, il dolore della crisi che travolge il suo personaggio.

Dalla recitazione comica che lo ha reso famoso, Stiller prende solo in prestito le potenzialità della mimica facciale e, in questo, il personaggio ne guadagna in sintetica profondità (basti guardare la sequenza straordinaria in cui Greenberg si tuffa in piscina la prima volta). Non è da sottovalutare poi la presenza di Greta Gerwig che, dimessi i panni di musa del cinema Mumblecore, dà una grande prova del suo talento che purtroppo rischia di passare in secondo piano oscurata dalla prova di Stiller.

Lo stravagante mondo di Greenberg non è stravagante, e questo lo si capisce facilmente. Ma è un mondo comunque interessante, che il cinema di Baumbach esplora con coraggio e amore per i suoi personaggi insicuri.



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