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WORLD INVASION/ Tra proclami e patriottismo, un film sulla guerra alla diversità

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Era dai tempi di Independance Day di Emmerich che la fantascienza non era una questione di fronte, di trincee, di bandiere e valori bellico-patriottici, come accadeva durante la guerra fredda: ci pensa Jonathan Liebesman (Non aprite quella porta - L'inizio) a realizzare una sorta di Berretti verdi (caposaldo della propaganda americana firmato John Wayne) della fantascienza, che ha però il difetto capitale di deludere anche sul piano spettacolare e avventuroso.

La città di Los Angeles è rapidamente invasa da squadroni di extraterrestri armati e bellicosi, che bombardano e devastano ogni cosa: a cercare di arginarli c'è la compagnia del sergente Nantz che però viene incastrata nelle case e nei quartieri della città. Servirà loro coraggio e sacrificio per salvare Los Angeles da quella che pare solo la prima tappa di un invasione su scala mondiale.

Sorta di Black Hawk Down (di Ridley Scott) ma con grossi alieni al posto dei soldati somali, il film scritto da Christopher Bertolini vuole rispolverare l'etica conservatrice e patriottica del rapporto con l'extraterrestre e della difesa della frontiera interna e per fare questo usa l'evidente e interessante metafora delle case, dei quartieri suburbani in cui si svolge gran parte del film.



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COMMENTI
09/05/2011 - Si ma (Antonio Servadio)

Concordo su tutto. Eppure è di gradevole visione. Unica originalità è la motivazione dell'invasione, motivata dalla presenza di abbondante acqua superficiale liquida sulla superficie terrestre. Gli invasori la utilizzano come fonte primaria di energia. Non indifferente.