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BEASTLY/ La favola de La Bella e la Bestia vittima di un film "buonista"

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Una scena del film Beastly  Una scena del film Beastly

Parlare dell’irrilevanza dell’aspetto senza incappare nei luoghi comuni (a cui nessuno crede veramente) è difficile. Soprattutto in un teen movie. Il film è carino, romantico e con un cast azzeccato, ma fatica a risultare incisivo perché cade nella trappola degli stereotipi: il Kyle delle prime sequenze è talmente superficiale da sembrare ridicolo, la strega Kendra è troppo sexy nel ruolo dell’emarginata e il modo in cui il padre di Lindy cede la figlia alla Bestia è risolto in modo sbrigativo e poco plausibile. In un trionfo di buoni sentimenti, la nuova Bella non ha difetti, nessuno è davvero brutto e cattivo e persino la Bestia ha perso i tratti animaleschi e aggressivi dell’originale.

Alla stregua di Twilight (che non a caso si ispirava alla stessa fiaba), Beastly è un prodotto neo-romantico che scaglia una freccia a favore dei rapporti basati sulla conoscenza, sull’intesa profonda e sulla capacità di “guardare oltre”. Ma il messaggio passa meglio con il romanzo. Nonostante il tema della bellezza interiore sia inflazionato, le pagine della Flinn ci danno qualche spunto su cui riflettere.

Quando l’incantesimo si spezza e la Bestia torna Principe, Lindy si chiede se il loro rapporto riuscirà a sopravvivere al cambiamento oppure se Kyle andrà a cercare una ragazza più attraente di lei, più popolare, perfetta come lui. È un timore che nasce dall’insicurezza, dalla sensazione di non essere mai “abbastanza” nella società dell’apparire, dove il possesso (e il successo) è direttamente proporzionale al fascino.

Kyle risponde che non potrebbe mai trovare di meglio, perché Lindy l’ha guardato quando lui non riusciva nemmeno a specchiarsi e l’ha amato quando non sembrava quasi un uomo. Un vero amore fiabesco (in tutti i sensi) nella New York scintillante e superficiale di Gossip Girl.



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