BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UN ALTRO MONDO/ Africa, integrazione e famiglia per un "cambiamento" che non convince

Pubblicazione:

Una scena del film Un altro mondo (Foto Ansa)  Una scena del film Un altro mondo (Foto Ansa)

Dopo il devastante esordio di quasi tre anni fa con l’orribile Parlami d’amore, Silvio Muccino torna nel doppio ruolo di interprete e regista con un film che, come il precedente, prende l’avvio da un romanzo di Carla Vangelista: meno brutto di quello, ma sempre coi soliti problemi d’approccio e realizzazione.

Il protagonista, Andrea, è un quasi trentenne ricco, annoiato, lontano dal mondo che un giorno vede arrivare la lettera del padre fuggito in Africa: sta per morire e per lasciargli il fratellastro Charlie. Così che rivoluzionerà la sua vita. Scritto, oltre che da Muccino anche dalla stessa Vangelista, Un altro mondo è un dramma esistenziale e civile, che accumula temi impegnati come l’Africa, l’integrazione, l’accettazione sociale e sentimentale e via pontificando, ricalcando (quanto scientemente?) i passi del cinema natalizio d’oltre-oceano.

Messa a parte l’insofferenza per storie davvero “fuori dal mondo” di ragazzini ricchi, viziati annoiati e depressi, la pellicola racconta di come la società contemporanea abbia difficoltà ad accettare i cambiamenti, intimi ed esteriori, rappresentati da Charlie, un bambino, africano e per giunta poco simpatico. Muccino, ed è impossibile non pensarci, guarda ai suoi personali “drammi” familiari, a rapporti con famiglie fredde e rigide e, rispetto all’esordio, tiene un tono più curato, non esplode in frasi da antologia del trash e tiene a bada il desiderio di stupire il pubblico optando per una narrazione più sensibile.

Ma tutto, dalla voce fuori campo ai movimenti di macchina alle scelte fotografiche, è enfatico e ridondante, la sceneggiatura è colma di psicologismi mal gestiti (la mamma che spiega i personaggi, la bulimia di Livia) e la regia dopo essersi concentrata su luoghi e personaggio cerca a tutti i costi la scena madre o l’effetto emotivo sfacciato. E lo stesso Muccino mostra i suoi evidenti limiti anche in veste di attore, facendosi rubare la scena prima da Isabella Ragonese e poi da Michael Rainey jr.



  PAG. SUCC. >