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X-MEN L’INIZIO/ I mutanti nell'era di James Bond per parlare di accettazione del sé

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X-Men L'inizio  X-Men L'inizio

La sceneggiatura nella prima parte fa un po' i salti mortali per raccogliere i molti personaggi e definire il conflitto principale (che ovviamente non è quello tra i buoni e i cattivi, ma tra Xavier ed Erik,  futuro Magneto), poi fila via liscia e avventurosa come si deve e permette a Vaughn di dimostrare la sua notevole intelligenza registica (il controcampo con cui lo studio di Shaw, all'inizio, si svela una sala torture) che nel finale recupera l'ambiguità morale e politica su cui l'intera saga si basa.

Che si può ridurre a un quesito: come si fa a non tifare, o perlomeno a non comprendere Magneto? Tanto più se ha il carisma di Michael Fassbender (che sostituisce Ian McKellen), che batte per sguardo e volto il pur bravo James McAvoy (fu Patrick Stewart): gli ormoni maschili si possono consolare con la morbida Jennifer Lawrence (che è una competente attrice, per inciso) e una Zoe Kravitz che speriamo di ammirare di più nei prossimi capitoli.

(www.radiocinema.it)



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