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L’ULTIMO DEI TEMPLARI/ Tra streghe e Crociate un film che sbaglia l’incastro "magico"

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Una scena del film L'ultimo dei templari  Una scena del film L'ultimo dei templari

Il che rende tutto superficiale e abbozzato, rivestito di parole pompose quali Fede, Liberazione, Diavolo, ma vuote nella sostanza. Perché Behmen e Felson disertano il campo di guerra, colpiti dall’uccisione - per loro mano - di una giovane donna dopo aver scoperto che i loro fendenti sacri in nome della Fede avrebbero potuto mietere vittime innocenti. E dire che erano dieci anni che indossavano il manto dei Crociati. Ma le vie del cielo sono infinite e i due fuggiaschi trovano lungo il loro cammino una ragazza da salvare.

Bella, sporca e dagli occhi suadenti, la giovane si nasconde dietro lunghi capelli neri che velano uno sguardo malefico ai più, ma dolce e impaurito a Behmen. Che, desideroso di riscatto, le concede il beneficio del dubbio. Peccato che le docili e femminee fattezze non celino nulla di buono. E il sacrificio per la liberazione è quasi d’obbligo per un finale trionfale. Preparato, lungo tutto il film, da duelli al massacro, atmosfere cupe e pericolose, circostanze da effetti quasi speciali. E l’espressione, immutabile nel tempo e nei film, di Nicolas Cage, che si immola in nome di non si capisce che cosa. Patetico.



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