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5 (CINQUE)/ Un film criminale dove la voglia di potere e denaro diventa "assurda"

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5 (Cinque), il film di Francesco Maria Dominedò  5 (Cinque), il film di Francesco Maria Dominedò

La sceneggiatura fatica già dall’inizio coi dialoghi e la descrizione dei personaggi, ma poi esce completamente di senno, non sa più che pesci pigliare e gira a vuoto tra macchiette incredibili, scene fuori tono e sviluppi incomprensibili; ma i veri danni al film li fa la regia che provoca nausea nello spettatore a furia di far ondeggiare la macchina da presa, di giocare con pessimi zoom e di dare la sensazione di frenesia senza che nessuno si muova.

Una prova lampante di “passo più lungo della gamba” che non riesce nemmeno a regalare interpretazioni energiche: tra un ridicolo Matteo Branciamore e una flebile Giorgia Wurth (per tacere del cameo di Giada de Blanck), si salva solo Alessandro Borghi, il pesce fuor d’acqua del gruppo. Tutto il resto vive di stereotipi e cliché che nessuno ha voglia di smentire. Anzi, diventano l’unico pilastro di un film instabile.



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COMMENTI
27/06/2011 - E' solo una finzione (claudia mazzola)

Un film è un film, non è mica la realtà, se il male fosse tutto lì...