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L’EREDE/ Famiglia, tensione e favole, per un film che porta un "alieno" nei cinema

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Una scena del film L'erede  Una scena del film L'erede

Peccato che la sceneggiatura, scritta dallo stesso regista in coppia con Ugo Chiti (Manuale d’amore, L’imbalsamatore), sfoci in uno svolgimento abbastanza banale e prevedibile, non scevro di buoni momenti, ma che sa regalare poche sorprese. Ed è un peccato visto che L’erede sembrava aver trovato un equilibrio tra il thriller e alcuni contrappunti da favola nera (la notte, la strega), capaci di dare originalità a un plot che non sempre brilla per nuove idee.

Alessandro Roja (Feisbum - Il film, la serie tv Romanzo criminale, in cui interpreta il Dandi) dà una buona prova di recitazione, come pure Guia Jelo (Le buttane), anche se nel finale il suo recitare si trasforma in un manierismo un poco fastidioso. Meno bene i comprimari Davide Lorino e Tresy Taddei, schiacciati anche da due personaggi un tantino piatti e monotematici.

Pur non essendo un film perfetto, L’erede si dimostra essere un esperimento interessante per portare il thriller nelle sale italiane, declinandolo alla nostra sensibilità e alle tematiche a cui siamo più legati. Anche se purtroppo, non credo che L’erede possa avere la forza di ridare vita a un genere che in Italia non ha mai avuto grossa fortuna.

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