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PER SFORTUNA CHE CI SEI/ Un film a caccia del “segreto” che dà senso anche alla iella

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Una scena del film Per sfortuna che ci sei (Foto Ansa)  Una scena del film Per sfortuna che ci sei (Foto Ansa)

Spesso è solo una questione di punti di vista e non è detto che chi ti mette nei guai lo faccia volontariamente. No, non è la fiera dei luoghi comuni, solo gli argomenti principali di Per sfortuna che ci sei, una commedia francese e in qualche modo sentimentale che può, ma non necessariamente deve, essere vista.

Protagonista è Julien, o meglio la serie di casuali incidenti che da sempre travolgono le donne della sua vita. È per questo che ha deciso di smettere. Di frequentare qualcuno, si intende. Perché è convinto di essere lui in persona il motivo di tanta iella riflessa. Ed è un paradosso terribile quanto doloroso per lui che ha fatto della sua professione - quella di consulente sentimentale - una ragione di vita.

Da quando, ancora bambino, di fronte alle litigate furiose di mamma e papà aveva trovato nelle sue arti oratorie la chiave della conciliazione. Come se tutto si potesse sistemare, sempre e comunque. Guardare una coppia fare la pace lo rende felice, non importa se il suo cuore è ancora solitario o se, alla fine, tutto è una menzogna. Perché è vero che la comunicazione è alla base di qualsiasi rapporto di coppia - che sia d’amore, di lavoro o di amicizia -, ma è altrettanto certo che non sempre il dialogo può risolvere i contrasti.

In quante delle coppie che Julien “salva” il lui e la lei di turno sono decisamente male assortiti? Quanto provvisoria e illusoria è la felicità che lui regala? Posticcia, per essere precisi, perché frutto di consigli da manuale. Ma, come si sa, l’amore non è un insieme di regole. È una questione di affinità elettiva. Di voler andare oltre, sfondare il muro più ovvio delle apparenze per nutrirsi dell’essenziale.



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