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PER SFORTUNA CHE CI SEI/ Un film a caccia del “segreto” che dà senso anche alla iella

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Una scena del film Per sfortuna che ci sei (Foto Ansa)  Una scena del film Per sfortuna che ci sei (Foto Ansa)

Come fa Joanna, biondina dallo sguardo gentile con un sogno nel cassetto, quello di diventare una grande designer. Ma l’incontro con Julien e la iella di cui si fa rappresentante sembrano essere un insormontabile ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo. Nonostante la sua sincera buona volontà nel credere che in fondo quella lunga serie di sfortune siano solo una sequenza voluta dal caso.

E qui subentra il luogo comune per cui nella vita dipende tutto da dove osservi i fatti. Perché in fondo in fondo è vero e Joanna, svegliandosi d’un colpo, lo capisce. Ciò che per altre donne era stata solo una brutta esperienza, per lei si trasforma nell’occasione che le cambia prospettiva. L’incontro con Julien, così, da nuvola nera diventa la Fortuna della sua vita.

Non per caso, stavolta, ma perché lei stessa, forse in nome di quell’affinità elettiva che è alla base dell’amore, riesce a vedere ciò che le altre non scorgevano nemmeno da lontano. Così l’amore è un incastro perfetto, due pezzi di puzzle che si abbracciano e non si lasciano più.

Queste buone intenzioni, però, non bastano a salvare in toto il film. Che si perde in una trama troppo semplice e piatta, si lasci stare se anche scontata. Oltre al fatto che il protagonista, Julien, cade quasi nell’oblio della sua stessa iella. Non fosse per quel suo viso da orsacchiotto e per il gusto un po’, ma nemmeno troppo, francese nel tono, ci saremmo già dimenticati di lui. E del film.



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