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CARS 2/ Il cartoon da corsa che rischia un clamoroso “testacoda”

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Una scena del film Cars 2 (Foto Ansa)  Una scena del film Cars 2 (Foto Ansa)

Mentre Cricchetto vive il suo comico tirocinio da spia, McQueen deve vedersela con Francesco Bernoulli, una fiammante auto da corsa italiana piena di sé e (indovinate?) mamma-dipendente, che vuole vincere a tutti i costi. Peccato che il magnate promotore del Gran Premio abbia solo finto di lanciare una benzina green. Sta sabotando in gran segreto le gare, per dimostrare che il carburante ecologico è un fallimento e alzare così la richiesta del petrolio. Il messaggio è chiaro.

I cattivi stavolta sono pericolosi sul serio. Sono criminali veri, che hanno a disposizione le bombe e il know-how della malavita internazionale. La scena iniziale sulla piattaforma petrolifera dà subito l’idea del tono del film: una spy story dal ritmo concitato, che infila una serie di gag visive e di battute divertenti ma gioca sul filo dell’ansia (la trovata finale della bomba sembra presa da una puntata sella serie Tv Alias).

Tra una gara e un inseguimento, il film procede senza pit-stop e travolge lo spettatore in un turbine di invenzioni esilaranti, in cui gli adulti riconosceranno una chiara parodia della saga di James Bond e affini. I bambini si divertiranno, ma avranno qualche problema a raccontare la trama.

Nel vorticoso mondo di Cars 2, l’aspetto emotivo della storia è fagocitato dall’azione e dalle logiche del marketing (Saetta McQueen e i suoi amici hanno fruttato un bel po’ di soldi con il merchandising). Dopo aver lanciato il messaggio “sii sempre te stesso”, speriamo che non sia la Pixar, che finora ci aveva regalato dei film poetici e profondi, a tradirlo per prima.



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