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CINEMA/ Dal felici e contenti al realismo, la parabola delle fiabe che fa “volare” i ragazzi

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Una scena del film Up (Foto Ansa)  Una scena del film Up (Foto Ansa)

I bambini e i ragazzi stanno diventando sempre più un pubblico di riferimento sia per il grande cinema (basti guardare a quanti film di animazione vengono prodotti ogni anno e ai premi che essi ricevono) che per il piccolo schermo (con sempre più trasmissioni e canali televisivi a loro dedicati). Miriam Dubini, protagonista di questa intervista, oltre a essere sceneggiatrice e scrittrice per ragazzi (con la saga di Leila Blue), ha collaborato con Disney nell’ambito della narrativa e dei fumetti e lavora per Art Attack per creare giocattoli con materiali di recupero.

 

Dopo una laurea in semiotica con una tesi sulle fiabe, lei ha sempre scritto prodotti per ragazzi. Ci racconta un po’ il suo mestiere?

 

Mentre studiavo, ho lavorato per cinque anni come attrice e drammaturga per la compagnia teatrale Ditta Gioco Fiaba di Milano, dove ho imparato dai bambini tutto quello che ora scrivo nelle mie storie. Poi ho lavorato con il circo di Ambra Orfei, apprendendo l’elasticità muscolare e mentale, l’acrobazia della libera professione e quella che libera la fantasia, la magia degli illusionisti e quella delle risate in platea, i tempi comici e quelli di maturazione. Sull’equilibrismo, invece, sto ancora lavorando.

 

Ci può parlare del suo lavoro per Art Attack? Che cosa fa?

 

Costruisco giocattoli con oggetti di recupero. Trasformo bottiglie di plastica, scatole di cartone, vecchi abiti e tutto quello che pare non avere più un utilizzo in qualcosa di nuovo e di unico, perché ognuno lo costruisce con le proprie mani, seguendo passo dopo passo le fotografie delle mie mani che creano l’oggetto.

 

Quali sono le sue creazioni preferite?

 

I mostri!

 

Secondo lei, cosa ha determinato il successo di questo tipo di programma?



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COMMENTI
07/07/2011 - L'Elisir di lunga Vita (Angelomaria Capoccia)

So che non basta, ma mi presento come uno pseudo ricercatore". Da molti anni ormai, sto lavorando ad un programma per "costruire" uno prototipo umano non più soggetto agli effetti dell'età: l'Uomo senza età. Naturalmente,accetto qualsiasi critica. Se però anche fosse, come si fa a stabilire che il prototipo in oggetto, non invecchi più? Certamente, bisognerebbe aspettare decine di anni? No, e poi avrebbe il sapore della solita bufala. Ma esaminiamo un giovane prima di invecchiare. Se lo curiamo secondo il programma, questi non invecchia più. Se inmvece prendiamo in esame un anziano generico, e pure lo curiamo con la stessa Medicina, dovremmo ottenere subito l'inizio di un certo ringiovanimento. E allora, c'è qualcuno che vuole informarsi? AQ