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I PINGUINI DI MR. POPPER/ La fiaba col “lieto fine” che sottovaluta i bambini

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Una scena del film I pinguini di Mr. Popper  Una scena del film I pinguini di Mr. Popper

Meglio consolarsi, per quel poco che si può, con il lato umoristico: peccato che Waters sprechi molte potenziali occasioni di risata e si abbassi completamente al livello scatologico/popolare (peti e balletti, per intenderci) di molto cinema contemporaneo che crede i bambini decerebrati.

La sceneggiatura ha trovate simpatiche quando mantiene il tono fiabesco del romanzo (l’assistente che parla solo con le “p”, il polo ricostruito a casa), ma poi rimastica le sit-comedy anni ‘60 stile La famiglia Brady senza che la regia possa fare nulla. Mezzi e fini discutibili per un film che strapperà qualche risata ai più piccoli, ma che - esclusa la splendida visione della grande Angela Lansbury - si ricorderà per il passaggio ormai definitivo di Carrey da nuovo James Stewart a spalla per animaletti leziosi (e il primo che cita Harvey di Koster finisce in punizione).



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