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CAPTAIN AMERICA/ Il cinecomics Marvel che passa dai miti di carta ai veri eroi

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Una scena del film Captain America (Foto Ansa)  Una scena del film Captain America (Foto Ansa)

Poiché Steve un eroe lo è davvero, però, a un certo punto se ne infischia delle regole, molla lo show e si lancia in azione per salvare il suo migliore amico, aiutato dalla bella agente Peggy Carter (Hayley Atwell) che ha sempre avuto un debole per lui.

Johnston e gli sceneggiatori si sono divertiti a costruire la storia d’amore sul battibecco verbale, sulle allusioni e sul gioco di sguardi, come nei film degli anni Quaranta. Per accontentare il pubblico moderno abituato a Lara Croft hanno reso Peggy una donna d’azione, capace di tirare un pugno all’occorrenza, anche se il suo ruolo poteva diventare più incisivo. Ma l’approfondimento psicologico non è un punto forte del film.

Lo stile della regia rispecchia quello dei fumetti, puntando su un’atmosfera retrò e sulla plasticità delle immagini nelle scene d’azione, che sembrano quasi riprodurre le illustrazioni. Ironica e molto “American style”, la pellicola ha un ritmo concitato (soprattutto nella seconda parte) che tiene lontana la noia, ma i passaggi logici ogni tanto si perdono per strada e la storia non riesce mai a emozionare sul serio.

In effetti, i blockbuster sembrano avere perso la capacità di creare pathos. Hanno un notevole impatto visivo, ma raramente lasciano la loro impronta nello spettatore. E come tutti i cinecomics, anche questo suggerisce un possibile seguito, visto che la storia è raccontata come un lungo flashback che parte dal ritrovamento di Captain America ibernato tra i ghiacci e si conclude con il suo risveglio ai giorni nostri.

Per la gioia della Marvel, i supereroi non sembrano passare mai di moda.



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