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MOZZARELLA STORIES/ L’Italia che cambia, raccontata tra noir e umorismo napoletano

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Una scena del film Mozzarella stories (Foto Ansa)  Una scena del film Mozzarella stories (Foto Ansa)

E il regista vince la sua scommessa, per merito soprattutto di uno script che sa dare compattezza e spessore alle sue varie tracce (solo la sotto-trama di Dudo, lo “zingaro napulitano” come canta Angelo Tatangelo nel suo tormentone, con tanto di divagazioni oniriche, sembra di troppo) e si destreggia con disinvoltura negli stili differenti dei vari capitoli, ma anche di una regia che evita la piattezza di molti esordi grazie a decise dosi di eccesso, riuscendo in questo modo a catturare il coté kitsch e bizzarro facilmente reperibile negli usi e costumi campani.

Pratica senza dubbio rischiosa: ma se praticare l’eccesso significa far morire Giampaolo Fabrizio (il Bruno Vespa di “Striscia la notizia”) tra le bufale mentre declama un monologo shakespeariano col tono di un contemporaneo don Vito Corleone, o fare andare Luisa Ranieri verso la vendetta in abiti da fantino sadomaso, con in mano un nerbo dotato di un bufalo d’oro alla fine, allora lo accogliamo a braccia aperte e gaudenti.



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