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SATIRA/ "Haka la bala": i consigli di H.H. per battere l’Irlanda al Mondiale di rugby

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Marco Bergamasco in azione (Foto Ansa)  Marco Bergamasco in azione (Foto Ansa)

H.H.: Secondo me le facciamo un po’ con i piedi. Meglio non insistere. E poi, come dice il vecchio adagio, “gioco di mano, gioco di villano”.          

 

ComicAstri: E con ciò? 

 

H.H.: Con ciò mi confermate che in fatto di rugby siete proprio due “machu picha”!

  

ComicAstri: C’è un giocatore azzurro che qui ai Mondiali non c’è, ma che avrebbe potuto fare comodo all’Italia?

  

H.H.: Certo. E’ Maciste Ruspa. Purtroppo è assente per motivi di lavoro, perché non gli hanno dato le ferie.

  

ComicAstri: Ma che attività svolge il nostro Maciste?

  

H.H.: Fa il panettiere a Siena.

  

ComicAstri: E' un dettaglio importante il fatto che lavori a Siena?

  

H.H.: Eh si che è importante, perché è l'unico panettiere capace di fare il panforte! Maciste Ruspa è dotato infatti di una forza erculea, mentre suo fratello Ercole ha una forza macìstea e sua sorella Lara, diminutivo di Laracchia, ha una forza bruta. Mi ricordo Ruspa in una sfida contro l'Inghilterra: se con l’Inghil non ha toccato palla,  contro Terra ha scavato nella loro difesa fino a spianarla tutta. Un vero caterpillar. Ruspa sarebbe stato quindi l’ideale per contrastare efficamente O’Rango e O’Belyx, i due possenti centri irlandesi. Nella vita ciascuno ha il suo motto. John Lennon diceva sempre: “C’è chi suona la chitarra e chi la scorda a casa”. Bach amava ripetere: “C’è chi suona l’organo e chi lo dona all’Aido”.  Di Vissani si ricordano queste parole: “C’è chi suona i piatti e chi li serve in tavola”. Ebbene il motto di Maciste Ruspa dice tutto di lui: “C’è chi suona nella banda e chi se la porta tutta sulle spalle: e quello sono io me stesso medesimo”. Un vero uomo squadra.

  

ComicAstri: Un’ultima domanda, mister: riuscirà l’Italia a raggiungere una meta?

 

H.H.: Sì, confido in Tommaso Benvenuti, centro del Benetton Treviso. Quando lo allenavo io, per la sua capacità di trovare sempre la meta, lo chiamavo TomTom.



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