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KUNG FU PANDA 2/ Continua il viaggio del simpatico panda Po alla ricerca di sé

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Una scena di Kung Fu Panda 2  Una scena di Kung Fu Panda 2

Il tema della ricerca dei genitori ha radici antiche e non è certo originale, ma funziona bene in una storia di formazione centrata sul viaggio del protagonista alla ricerca di se stesso. Ma non della persona che era, bensì di quella che intende diventare: “quello che conta è cosa voglio essere ora” dice Po all’amica tigre. Come in Harry Potter, sono le scelte individuali che contano, più che il destino tracciato dalle profezie. Con la crudeltà e la sete di potere, Shen ha attirato a sé il panda in grado di sconfiggerlo, perché in fondo siamo noi stessi a creare i nostri nemici.

La strada per diventare un guerriero non è facile per Po, che deve vedersela con le sue fobie, le sue ingenuità e la difficoltà a mettere in atto il principio teorico del suo maestro, la ricerca della pace interiore. E in effetti è comico il contrasto tra il ritmo elevato del film, la continua spinta all’azione del panda che non sembra mai fermo e il tema del predominio della mente sul corpo.

La nuova veste 3D condiziona la storia, che rispetto al primo film moltiplica le scene action e punta sugli elementi atmosferici, resi con una precisione tecnica sorprendente. Ma la rievocazione del passato rimane bidimensionale, come se il 2D fosse ormai destinato a rappresentare il tempo che fu, proprio come la mitica era delle arti marziali. Sotto la veste comica e la proliferazione delle gag visive, però, si scorge una profondità che spinge a riflettere su ciò a cui stiamo rinunciando nella civiltà moderna e sull’eredità del passato, che non deve affossare il presente ma darci la forza per andare avanti.

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