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EMOTIVI ANONIMI/ Una favola cinematografica che smaschera gli "invisibili"

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Una scena del film Emotivi anonimi  Una scena del film Emotivi anonimi

Cercando di rendersi invisibile, la coppia finisce per attirare l’attenzione secondo un meccanismo ironicamente reale, qui accentuato dai toni comici e dall’escamotage dell’identità mascherata (Angélique è un’artista del cioccolato, ma si cela dietro la figura misteriosa dell’eremita).

A spiazzare è forse la rapidità dell’innamoramento, che sembra quasi un esperimento più che un tuffo nel vuoto. Il regista ci porta troppo brevemente nella vita familiare di Angélique, lasciandoci intuire i motivi della sua ritrosia che si manifesta in una passiva accettazione degli eventi, più che in una chiusura alle emozioni. L’assenza di complessità e di tensione narrativa rischia di smorzare l’empatia, sfociando in un lieto fine quasi fanciullesco in cui i protagonisti ricreano un mondo tutto loro. Resta un film delicato, molto europeo, che si guarda con piacere sorseggiando una tazza di cioccolata calda.



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