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POMERIGGIO CINQUE/ Un testimone dell'omicidio del vigile a Milano e le novità su Roberto Straccia

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Foto: Infophoto  Foto: Infophoto

Poi, la seconda parte dell'intervista a Concetta: "ancora c'è qualcosa che non si riesce a capire appieno... credo che oltre a questo ci sia dell'altro, che non conosciamo, che Sara non doveva sentire ne vedere. Altrimenti tu non uccidi una bambina in questo modo". Poi, su Sabrina e Cosima, dice: "anche se loro dovessero ricevere una pena esemplare, questo non conterebbe più nulla attualmente... quello che mi rende fiduciosa è il fatto che, prima o poi, tornerò ad abbracciare mia figlia".
Dopo quest'altro intermezzo di cronaca, si torna a parlare di Niccolò Savarino, con alcune interviste proprio di cittadini Milanesi della zona. Inoltre, in studio c'è Rita Pozzato, madre di una vittima uccisa mentre usciva dalla metropolitana. Con lei Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera, Emanuele Fiano del PD, Antonino Frisone(un collega di Niccolò) e lo scrittore Donato Carrisi. In collegamento Paulo Liguori, direttore di Tg Com 24.
Partendo da un servizio di Rossella Russo, che mostra altre immagini del trasporto della salma all'obitorio, tutti danno la loro opinione.
Frisone riporta il cordoglio dei vigili, e spiega come la pericolosità del mestiere sia tutt'altro che bassa. "Siamo di fronte a un povero vigile che è morto per aver fatto il suo dovere".
Alessandro Morelli di Lega Nord esprime la vicinanza di tutto il comune alla famiglia, riportando l'aumento di casi di criminalità.
Schiavi commenta:"siamo di fronte a un imbarbarimento morale al quale bisogna porre rimedio".
Fiano aggiunge: "non esiste nessun'analisi sociologica in grado di far comprendere tale violenza".
Poi, a seguito, Rita Pozzato, mamma di Vanessa, racconta la morte della figlia, quella mattina, per mano di due prostitute rumene che, tentando di rapinarla, le hanno conficcato la punta di un ombrello nell'occhio. La commozione è tanta, anche nel pubblico presente.
Donato Carrisi spiega come stia venendo meno la pietà.
Liguori vuole puntualizzare che spesso non è questione di pietà, ma di droga e altre sostanze che parlano al posto dell'essere umano".



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