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BERNARDINI SOSTIENE CHE/ Da Benvenuti al Nord a Zelig, passando per il Festival

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Claudio Bisio (Infophoto)  Claudio Bisio (Infophoto)

Ne ho fatta un’altra, e di quelle memorabili. Conoscevo da orecchiante discografico e radiofonico qualcosa del sinfonismo di Anton Bruckner, così questa settimana ho deciso di fare il gran passo e di andare alla Verdi di Milano ad ascoltare la sua poderosa Quinta Sinfonia, circa 77’ di durata. Un consiglio: mai più senza. Nel senso che l’esecuzione dal vivo (ma vale per tutta la grande musica, a pensarci…), per una partitura che alterna continuamente pianissimi fino al sussurro a fortissimi che ti fanno cadere dalla poltrona, è il vero modo di vivere questa musica.
Bruckner, mistico, appartato compositore sull’ultimissimo lembo dell’800, ha dentro Wagner e Beethoven, una sua cifra di libertà e modernità che ne fa una sorta di Mahler più raffinato e insieme la tradizione del grande contrappunto tedesco. Ripete temi a tutto spiano, allunga i tempi senza vergogna, insiste quasi a tediarti come il suo amato Richard, ma se è eseguito adeguatamente con tutte le sue parte di legni e ottoni allo scoperto (alla Verdi è andata molto bene, grazie al direttore Claus Peter Flor), finisci per innamorartene.

Invece di amore sarà difficile parlare, la settimana prossima, per il film Benvenuti al Nord con Claudio Bisio. Oh, intendiamoci: lui, la Finocchiaro e Siani strappano molte convinte e rasserenanti risate (mia moglie sostiene che sono di bocca buona…), ma l’impressione è che lo stiracchiamento della geniale idea francese che ha generato il precedente successo e questo sequel sia arrivato al capolinea.
Per far ridere si usa una Milano-cartolina troppo irrealistica e arretrata, e quando le luci si riaccendono in sala sono più le incongruenze che noti nel racconto che la belle battute da ricordare. In fondo è meglio Zelig, che fra l’altro proprio venerdì prossimo tocca la 100esima serata su Canale 5 con una seratona all star da non perdere. Niente di nuovo, diciamocelo, e anzi il cast non convince del tutto. Ma Paola Cortellesi trovo sia decisamente più a suo agio dell’anno scorso, pur accanto a un Claudio Bisio forse un filo distratto dai troppi successi in corso (un attore ha bisogno di concentrarsi su una cosa alla volta). Terremo sotto osservazione.

Sulla sfida fra Zelig e Attenti a quei due nuova versione su Raiuno vi riporto i miei tweet:

-Old e neo star: Goggi politalentuosa, Clerici simpatia senza talenti ma lavoro. E Bello che Fazio, oggi fra Monti e Saviano, omaggi la Goggi.

-Il meglio di #attentiaqueidue nelle carrambate Clerici e Goggi e nella conduzione stretta di Perego. Il resto sono stanche scorie di varietà.

-#Zelig 5.561.000 e 21,50 (un po' più maschi ); #attentiaqueidue 5.205.000 al 20 (prevalenza donne). Quasi pari ma molto più giovane il primo.

-Ieri Ra1 e Canale 5 si sono spartiti sul varietà oltre 10 milioni di italiani.

-Ultima aggiunta su dati: sugli oltre 65enni #attentiaqueidue al 36,4 e #zelig al 9,45. La terza età ride forse in un altro modo.


E della terza età del jazz fa certamente parte il sassofonista settantenne Pharoah Sanders, visto a Milano con uno strano, ma ben assortito gruppo statunitense/brasiliano. Il mio tweet diceva:

-Villa arzilla jazz. Ascolto live Pharoah Sanders, a suo tempo con Sun Ra e Coltrane: fiamme spente ma si fa rispettare.

In fondo è tutto lì: sembrava “Bitches Brew” di Miles Davis (ma senza quei comprimari, quel suono, quel talento solistico) quarant’anni dopo. E il vecchio Sanders non ha più il suono potente, e forse la cattiveria, di una volta.



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