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IN MEZZ'ORA/ Mario Monti parla di Articolo 18, ma sono tanti i nodi irrisolti sul lavoro

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IN MEZZ'ORA: MARIO MONTI "L'ARTICOLO 18 NON E' TABU" - Ospite di Lucia Annunziata nello speciale di oggi di In ½ ora è stato il presidente del Consiglio Mario Monti. I punti cardine della discussione sono stati l'annosa questione della liberalizzazione, l'articolo 18, le contestazione al nuovo governo a seguito delle nuove manovre finanziarie e il disappunto di alcuni professionisti per alcuni provvedimenti. In apertura, rispondendo alla conduttrice che gli faceva notare come il clima nei confronti delle misure del governo sia infuocato – come dimostrano le proteste della Lega Nord a Milano e la rivolta dei Forconi al sud – ha fatto presente che in Italia è presente un populismo anti europeo, diffuso comunque in ogni nazione, impossibile da contrastare, dato che ogni popolo vorrebbe mantenere la propria indipendenza, con una propria regolamentazione economica. Successivamente, entrando nel merito delle misure necessarie per la ripresa, ha parlato delle riforme nel campo delle infrastrutture, dei mezzi di trasporto e dei costi delle materie prime, tre campi, questi, che se migliorati e implementati porteranno benefici alla produzione manifatturiera, la più sviluppata nel mondo del lavoro di casa nostra. Rispetto all’articolo 18, si è detto convinto della necessità di un confronto con i sindacati senza scendere, tuttavia, nei dettagli. Restano, dunque, tutti i relativi nodi irrisolti. Ad esempio: la sua abolizione, effettivamente, creerà nuovo lavoro? E il contratto unico, del resto, sarà in grado, di per sé, di favorire nuova occupazione? Oppure, come in molti sostengono, non sarà necessario dar vita ad un’operazione sinergica tra welfare e sviluppo per innescare nuovamente un dinamismo economico virtuoso? Da questo punto di vista, le liberalizzazioni potrebbero rappresentare un tassello fondamele. Monti ha definito lo scorporo di Eni da SNAM Rete Gas essenziale: i precedenti governi hanno preferito soprassedere per non creare malumori ed andare incontro a contestazioni. Sulle tariffe autostradali ha sottolineato come le concessioni siano spiacevoli per i cittadini, ma si siano rivelate importanti per avere riscontro a livello economico europeo. Sul trasporto ferroviario, invece, si è deciso di evitare liberalizzazione per non favorire le società ferroviarie straniere che avrebbero altrimenti operato sulle linee italiane più ricche. La Annunziata, in seguito, ha letto  al premier due lettere: la prima è stata scritta da un farmacista, che avrebbe voluto meno liberalizzazioni per le farmacie. Monti, a tal proposito, ha  conferma di aver operato in modo affrettato, a dicembre, circa le liberalizzazioni e le farmacie, ma di aver sistemato ampiamente il tiro con i decreti di Gennaio. La seconda lettera è stata scritta da un avvocato esperto di diritto bancario, che ha ribadito come le manovre finanziarie proposte dal governo siano indirizzate a garantire la ricchezza delle banche, prevedendo per gli istituti stessi entrate miliardarie su base annue. 



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