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STAGIONE TV 2012/ La crisi e Monti fanno chiudere il Gf e L’Isola dei famosi

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Non vi è dubbio che, tra tutti i media, la tv sia quello in grado di rispecchiare con maggior precisione pregi e difetti, stili e mentalità, gusti, cultura e linguaggio del popolo a cui si rivolge. Si obietterà che un intellettuale non apprezzerà mai un reality, né un adolescente una fiction della Rai. Ma i programmi sono tanti, e a ciascuno il suo. Sta di fatto, quindi, che la televisione, presa nel suo complesso, rappresenta (ovviamente per difetto) la società italiana. Che di recente è cambiata. Per lo meno, con la crisi, la caduta di Berlusconi e l’arrivo di Monti, un’era ha segnato il passo. Abbiano chiesto a Maurizio Caverzan se la tv se ne è accorta.

La prossima stagione televisiva recepirà il cambiamento?

Credo che la televisione risentirà del cambio di regime che ha riguardato i palazzi romani. Siamo passati dalla politica spettacolo alla politica tecnica. Per cui le trasmissioni fatte di gossip, glamour, veline, flirt o amorazzi dei vip fanno parte del vecchio conio. Così come i reality e l’infotainment, l’informazione frammischiata all’intrattenimento. 

In cosa consiste il nuovo conio?

Cresce una tv più fredda e informativa, che ha lo scopo di far comprendere la crisi. L’economia diventa il linguaggio base dell’informazione. Ma l’informazione dovrà subire la stessa trasformazione della politica: da spettacolare a tecnica.

Questo, concretamente, cosa comporta?

Meno opinionisti, più numeri e sondaggi. Il talkshow vecchio stile, incubatore dell’opinione, è superato. Specie quello più militante (alla Santoro) e quello più cerimoniale (alla Vespa). Non è un caso che si stanno incrementando i canali all-news 24. Si sa quello che c’è da sapere, e ciascuno si forma l’opinione in altro modo.

Con la fine dell’epoca berlusconiana (posto che sia tale), in sostanza, siamo destinati a morire di noia? O c’è ancora spazio per approfondimenti il cui unico argomento non sia il perenne referendum su Berlusconi?

Sicuramente sì; La7, ad esempio, è un terreno ancora fertile. Penso, in particolare, a talk show veloci come Otto e ½ o In Onda. O, al di là dei talk show, ai programmi di inchieste come Gli Intoccabili. Programmi che raccontano i retroscena reali. E che, benché siano, magari, politicamente orientati, non si limitano semplicemente a dar voce al più viscerale antiberlusconismo. 

Assisteremo anche ad un epidemia – nei palinsesti - dei politici-opinionisti di professione, i soliti noti che per anni hanno popolato tutti i programmi televisivi?



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COMMENTI
05/01/2012 - Il clima nuovo e la cultura economica (Franco Labella)

Nel corso dell'intervista ci sono due passaggi riferiti alla ineluttabilità di impostare l'informazione televisiva in relazione alla crisi economica. In particolare si afferma che "il cittadino comune ha iniziato a familiarizzare con concetti come “crisi”, “spread”, ”btp”, “default”, “rating”; variabili e materie che, sino ad alcuni mesi fa, ci erano estranei". Il cittadino comune ha bisogno di sapere e, soprattutto, capire. Ma se la mitica casalinga di Voghera non ha gli strumenti per farlo, suo figlio ne ha anche meno. Forse bisognerebbe considerare, tra i lasciti del recente passato, oltre al GF anche la eliminazione dello studio dell'economia nelle scuole superiori italiane. E' il risultato più inquietante di una delle "riforme epocali" del Ministro Gelmini ed opera dallo scorso anno. Forse il nuovo Ministro Profumo dovrebbe riconsiderare quella scelta infausta e considerare la negatività dell'assenza di cultura economica diffusa. La sua collega Fornero ne aveva fatto addirittura oggetto di una ricerca pubblicata di recente. Potremmo così evitare anche l'incongruenza di sperimentazioni, già avviate in alcune regioni italiane, di corsi di Educazione finanziaria avviate nelle scuole. Frutto dell'opera indovinate di chi? Di un consorzio di banche... Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia