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FINALMENTE MAGGIORENNI/ Tra gag e ormoni un film che riscopre più “anime” oltre gli stereotipi

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Una scena del film Finalmente maggiorenni  Una scena del film Finalmente maggiorenni

Il più determinato a mettere insieme il bottino sessuale più ricco possibile è Jay, che però è anche quello con meno carte da giocarsi. Infine c’è Neil, il tonto del gruppo, che senza sforzi attira attenzioni sessuali ovunque vada. Peccato che le sue prede siano tutte over 50. Personaggi dunque abbastanza stereotipati, ma nel complesso disegnati bene, puntando molto sul gioco di squadra.

La forza del film di Ben Palmer sta infatti nell’amalgamare efficacemente le peculiarità caratteriali, spesso agli antipodi, dei protagonisti, mettendole a confronto con esiti esilaranti, e facendo lo stesso con le diverse anime del film: la componente goliardica è certamente sovrana, ma inframmezzata da momenti di romanticismo, anche se sui generis, e da altri in cui al centro della scena vi sono l’amicizia ed il passaggio dall’adolescenza al mondo adulto, il tutto supportato da azione e ritmo mai calanti.

Ciò che rende l’operazione riuscita, nonostante i temi abbondantemente inflazionati e qualche eccesso di trivialità, è “l’effetto verità”. Non varrebbe neanche la pena  di assistere per quasi due ore alle gesta sessuali (o aspiranti tali) di diciottenni in pieno subbuglio ormonale, già ampiamente esplorate nei vari prodotti “figli” di “Animal House”, da “American Pie” a “Road Trip” passando per “Maial College”. Se non fosse che rispetto ai citati film a stelle e strisce, la risposta europea non si limita a proporre una serie slegata di gag fini a se stesse e dal sapore artificiale, ma offre la sensazione di guardare il vero filmino senza censure delle vacanze dei quattro ragazzi, creando pieno coinvolgimento in chi si trova nel pieno dell’età adolescenziale ed un piacevole retrogusto nostalgico in chi l’ha salutata da un po’. 

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