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ALBERT NOBBS/ Glenn Close e quella "maschera" che soffoca la libertà

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Glenn Close in Albert Nobbs (InfoPhoto)  Glenn Close in Albert Nobbs (InfoPhoto)

Tutti, in qualche modo, sono costretti a negare se stessi in nome della sopravvivenza, schiacciati da una società che non lascia molte alternative a chi ha avuto la sventura di nascere povero. Ironica è la sorte di Albert, che si maschera per conquistare la libertà e resta imprigionata nella sua stessa finzione, tramutandosi nell’immagine della disillusione. All’inizio della storia, i suoi sacrifici sembrano mirati a uno scopo ben preciso, nobile e comprensibile.

Grazie all’ottima interpretazione di Glenn Close (candidata all’Oscar) e alla fedele ricostruzione dell’ambiente, nella prima parte il film si sviluppa in modo convincente e raffinato, giocando su un umorismo sottile e discreto. Dalla metà in poi, però, la protagonista diventa l’artefice della sua rovina e la sceneggiatura la segue a ruota, inceppandosi tra i poco credibili piani per conquistare l’agognata “vita ordinaria” e rischiando di spegnere l’interesse del pubblico.

La facilità con cui Albert si lascia fuorviare da un concetto errato di “coppia”, intesa come un accordo pianificato per condividere il lavoro in proprio, non appare credibile. Il fatto che Hubert, a sua volta donna sotto mentite spoglie, abbia trovato la sua isola felice in un finto matrimonio, non basta a giustificare l’ostinazione con cui Albert insegue la giovane e capricciosa Helen, persa in sogni di altro genere.

Il susseguirsi di eventi verso il finale rischia così di distogliere l’attenzione dall’elemento più interessante del film, la riflessione sulle scelte obbligate della donna dell’epoca, sulla repressione dei sentimenti e degli impulsi autentici dell’essere umano. La scena migliore arriva quando Albert e Hubert indossano gli abiti femminili e si concedono una passeggiata sulla spiaggia, respirando finalmente la libertà e la gioia di vivere che si conquistano soltanto esprimendo la propria natura. Solo in quel momento si ha davvero l’impressione di “percepire” l’animo della protagonista, altrimenti nascosto dietro la maschera indossata per il resto della storia.

Un film interessante che lascia però l’amaro in bocca, come se si intuisse un potenziale non completamente sfruttato: le premesse erano buone, ma non sono state sviluppate nel modo migliore.



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