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L’ORA NERA/ Catastrofi e alieni in un film costruito con "l’accetta"

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Una scena del film L'ora nera  Una scena del film L'ora nera

Se c’è un filone cinematografico di cui gli americani sembrano non stancarsi mai, soprattutto in tempi recenti, è quello delle invasioni aliene. Gli extraterrestri si manifestano nelle forme più diverse, sono in genere pericolosi e devastatori e vogliono defraudare la Terra delle sue ricchezze. Alcune volte vengono utilizzati per sperimentare nuovi linguaggi visivi o tentare delle riflessioni (vedi Super 8 di J.J. Abrams), altre per giocare con gli effetti speciali o ancora meglio attirare il pubblico giovane, magari piazzando il solito, inutile 3D.

Purtroppo, L’ora nera, il film di Chris Gorak appartiene all’ultima categoria. L’azione si svolge a Mosca, dove i giovani amici Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella), aspiranti imprenditori, sono arrivati dagli Stati Uniti sperando di concludere un affare, sfumato il quale si consolano con una bevuta notturna in un locale alla moda. La trasferta sembra prendere una piega interessante grazie all’incontro con due attraenti coetanee americane, Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachael Taylor), ma un improvviso black-out è il preludio di un incubo.

La città è invasa da strani fasci di luce che si rivelano presto fatali: sono attirati dalla carica elettrica di cui ogni individuo è portatore, e disintegrano all’istante chiunque trovino sulla loro strada. In poche ore la città russa è trasformata in uno scenario apocalittico e desolato, e i quattro ragazzi devono trovare il modo di salvarsi e fare ritorno a casa. Già production designer e art director di film come Minority Report, Gorak è dotato di indubbio talento per la rappresentazione visiva, ma senza il supporto di buone idee e di una sceneggiatura con un minimo di solidità, ciò non è sufficiente a reggere una pellicola.

Come spesso accade nei film catastrofici e negli horror indirizzati al pubblico più giovane, i personaggi sono tagliati con l’accetta: mentre il protagonista è l’eroe che ha sempre la soluzione pronta e ogni volta sa inspiegabilmente qual è la cosa più giusta da fare, gli altri, in particolare le ragazze, sembrano personaggi di una parodia, per il loro fare sempre la scelta più lontana dalla logica, e dire solo idiozie.

Già il fatto che metà film si basi sull’insensata ricerca dell’ambasciata americana da parte dei sopravvissuti, in una città ridotta a un cumulo di macerie e senza forme di vita, è esplicativo. Stupendo anche il momento in cui l’oca del gruppo, alla profezia di un’anziana “Morirete tutti”, esclama atterrita “Oh, no!”, quando morte e devastazione già da un bel po’ regnano sovrane.



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